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Fashion Revolution | compra meno, scegli meglio

Fashion Revolution. Un concetto? Un movimento? Una presa di coscienza? Tutto questo e molto altro. Dal lontano 24 Aprile 2013, giorno del crollo del complesso produttivo di Rana Plaza,  in Bangladesh, dove persero la vita 1133 persone che lavoravano in condizioni precarie in fabbriche tessili, qualcosa è cambiato. Ogni anno, in memoria del drammatico evento, in oltre 90 paesi nel mondo si celebra la Fashion Revolution Week , una settimana ricca di iniziative che inducono a riflettere sul sistema moda con una semplice domanda #whomademyclothes?

Nell’era del fast fashion, pilotati da tendenze a obsolescenza programmata (proprio così, una strategia di marketing ben definita..), ci ritroviamo inconsapevolmente ad acquistare in maniera impulsiva e smodata abiti e accessori di basso prezzo, di nulla qualità, di scarsa originalità. Il risultato? Una drammaticità che si dirama sotto diverse forme…

La moda veloce e a basso costo praticata dalle grandi catene di abbigliamento è resa possibile dallo sfruttamento umano. La produzione, infatti, è delocalizzata nei Paesi in via di sviluppo, dove il costo della manodopera è fino a 10 volte più basso rispetto ai Paesi occidentali. In aree geografiche come il Bangladesh, la Cambogia, l’India, l’Indonesia, lo Sri Lanka o l’Etiopia milioni di operai, perlopiù donne con bambini, vengono costretti a lavorare per 2 o 3 euro al giorno, privi di qualsiasi tutela, in pessime condizioni di igiene e sicurezza (fonte sartoriasociale.com). Un costo umano ma non solo.

La moda è il secondo settore produttivo più inquinante al mondo, dopo l’industria petrolifera. Un vero e proprio disastro ambientale. Responsabile del 20% dello spreco globale dell’acqua e del 10% delle emissioni di anidride carbonica, oltre alla produzione di più gas serra rispetto agli spostamenti aerei e navali di tutto il mondo, il sistema moda con la consolidata politica del fast fashion genera una quantità di rifiuti pari all’85% della produzione.

Prima di fare un passo avanti, facciamo un passo indietro. Come viene definito il fast fashion? Il fast fashion è un settore dell’industria dell’abbigliamento che produce collezioni ispirate all’alta moda ma messe in vendita a prezzi contenuti e rinnovate in tempi brevissimi. Rinnovate in Tempi Brevissimi. Cosa significa? Che siamo di fronte ad una moda ‘usa e getta’ che sfrutta una tendenza temporanea che entro pochi mesi sarà out. Pensate, in fondo sull’etichetta mancherebbe solo una data di scadenza per rendere questo concetto trasparente vero?

Per supportare questo sistema entrano in gioco leve psicologiche e sociali facilmente manipolabili che confluiscono in un semplice concetto espresso da Simmel secondo cui “Economia monetaria e dominio dell’intelletto si corrispondono profondamente.”

E’ questo il momento di dire basta. Basta riempire armadi di acquisti spesso fallimentari. Basta con le “divise d’ordinanza” imposte da fugaci tendenze. Basta con lo shopping compulsivo. Per chi davvero ama la moda il vero piacere è nella scoperta. Fermiamoci a riflettere, valutiamo i metodi di lavorazione, consideriamo la provenienza dei materiali e la loro qualità, lasciamoci attrarre dalla creatività, esploriamo le innumerevoli botteghe artigiane che in tutto il mondo ci invidiano, scegliamo pezzi unici che ci facciano distinguere, lasciamoci guidare dal nostro gusto piuttosto che dalle tendenze, viviamo la moda in maniera slow perchè la Fashion Revolution deve essere uno stile di vita, ogni giorno.

“A volte sono di moda cose così brutte e sgradevoli che sembra che la moda voglia dimostrare il suo potere facendoci portare quanto c’è di più detestabile; proprio la casualità con la quale una volta impone l’utile, un’altra l’assurdo, una terza ciò che è del tutto indifferente dal punto di vista pratico e da quello estetico, dimostra la sua completa noncuranza delle norme oggettive della vita e rinvia ad altre motivazioni, cioè a quelle tipicamente sociali che sole rimangono.” Simmel

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