Intervista a Alessandro De Benedetti | uno stile affascinante

on 17 Giugno, 2020 by Giulia Fucile Leave your thoughts
alessandro de benedetti

Le sue creazioni ci portano lontano con la mente e con gli occhi… ci fanno sognare. Una femminilità che si muove tra couture e contemporaneità, una femminilità che riesce a raccontare e vestire la donna di oggi. In molti e tanti suoi aspetti, diversi. In un’intervista speciale Alessandro De Benedetti ci racconta qualcosa di più sulla sua moda e sul suo brand…

Creare, una parola grande. Complessa. Ci sta dentro tutto, a volte troppo. Come definiresti tu la creatività?

“Istintiva oltre che inconscia, solitamente suggerita dalle mie passioni visive, sonore, culturali… mentre creo o disegno c’è sempre una connessione estetica verso le mie icone, i miei miti, i ricordi delle storie e delle immagini di film d’essai, cultmovie a cui da sempre sono legato”.

Quando hai capito che la moda era il tuo mondo? Che la professione di stilista ti apparteneva?

“Da adolescente ero un appassionato di illustrazione e fumetti noir e credevo che fosse quella la mia strada; poi scoprii la couture francese di Jean-Paul Gaultier e Thierry Mugler (con cui ho avuto l’onore di lavorare insieme a Parigi). Erano designer visionari che creavano collezioni di storie e personaggi dagli abiti emblematici e simbolici: un mix perfetto tra racconto e moda”.

Si può fuggire secondo te dalla moda, o in generale da qualcosa quando si ama quel qualcosa così tanto?

“No, mai. La moda per me è salvezza, gioia, liberazione!”

Nelle tue creazioni si riesce a vedere, quasi toccare qualcosa di onirico. Dove trovi le tue ispirazioni?

“Dai sogni stessi. Durante il processo creativo di una collezione amo riguardare i film dei miei registi preferiti, da Yodorowsky a David Lynch, da Polansky a Bunuel… Ricerco nei libri di arte e costume, ispirazioni diverse e ascolto molta musica retro-wave e dream-pop ma è di notte che spesso forme e colori appaiono vividi nei miei sogni, quasi fosse un processo dell’inconscio: li ridisegno e annoto, rielaborando il tutto alla luce del giorno con razionalità e realismo. La collezione Charlks Ballerinas è nata proprio così: ballerine di gesso danzano in un giardino di petali rosa mentre colibrì variopinti vibrano nell’aria rarefatta”.

Chi sono le tue muse?

“Le dark ladies degli anni ’30 e ’40, da Louise Brooks a Joan Crawford, la cantante inglese Siouxsie Sioux, le attrici dei film di Jean Rollin e dei thriller italiani degli anni ’70.”

E chi invece le donne che scelgono i tuoi abiti?

“Solitamente tutte coloro che vogliono sentirsi speciali per se stesse, donne che apprezzano la qualità del design, dei tessuti e dei dettagli sartoriali”.

Tre ingredienti che non mancano mai nelle tue collezioni?

“Sicuramente tutti i toni del rosa, gli incroci di drappeggi annodati in macro o micro fiocchi ed il mix di fantasie stampate differenti nello stesso look.”

La fase che ami di più e quella che ami di meno del tuo lavoro?

“La fase che amo di più è quella che rappresenta il momento della creazione di una collezione, di cui ne disegno e coloro meticolosamente i figurini a mano, immaginando e raccontando una sceneggiatura, quasi fosse un guardaroba cinematografico; ogni look ha un nome che ne definisce l’azione e la sensibilità. Quella che amo di meno… Detesto il momento dell’attesa: attesa per l’arrivo dei campioni di tessuto o delle prove colori, stampe… la realtà è sempre diversa dall’immaginazione.”

Cosa significa oggi avere un brand made in Italy?

Significa proporsi al mondo con la sapienza di un’artigianalità unica, utilizzare solo materiali locali, curare sartorialmente il proprio prodotto mantenendo altissimo il livello di qualità, creare pezzi unici e così speciali da durare nel tempo e restare nell’armadio a lungo, capaci di raccontare una storia senza lasciarsi influenzare da trend di massa“.

Un messaggio per i nostri lettori?

“Scegliere sempre dei capi con consapevolezza attenti alla loro qualità, al valore dell’abito stesso, del concetto creativo, restando fedeli sempre alla propria identità”.

Grazie ad Alessandro De Benedetti per essere stato con noi in questa esclusiva intervista.

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