Intervista a Edoardo Gallorini | moda e foulard one-of-a-kind

on Aprile 22, 2020 by Ilaria Introzzi Leave your thoughts

Edoardo Gallorini fonda il suo eponimo brand nel 2019. Lo fa a Venezia, la sua città e luogo in cui ha deciso di installare tutta la produzione delle sue collezioni. Filo rosso del suo stile sono i foulard one-of-a- kind, non perché sono pezzi unici ma per come vengono realizzati e per il valore sentimentale che portano con loro. Le stampe, inoltre, vengono disegnate direttamente dallo stilista. Con Edoardo Gallorini, in un’intervista esclusiva, affrontiamo un percorso di racconti, sul suo mondo ma anche, più in generale sullo stato di salute del made in Italy e dei brand emergenti.

Edoardo, quando è nato e perché il tuo brand? “Il mio brand nasce a inizio 2019, perché provavo nostalgia per un’eleganza che si è persa completamente nel tempo. Quando rivedo le vecchie foto di famiglia, ascolto i discorsi dei miei genitori, mi rendo conto di come in questi anni, nei quali l’immediatezza, la voglia di avere tutto subito e la velocità con cui le mode passano, hanno portato a una perdita del concetto di stile personale. Mi piacerebbe si potesse rivalutare il gusto del ben vestire a seconda delle differenti occasioni, tramite una riscoperta dell’eleganza classica, attraverso uno sguardo contemporaneo, meno ingessato rispettando quelle che sono le etichette, pur con qualche tocco di “educata ribellione”.”

Quali sono gli elementi del tuo progetto moda verso i quali non scenderesti mai a compromessi? “La qualità dei materiali, elemento fondamentale da cui parto per sviluppare ogni mia collezione; la produzione in Italia, perché è giusto sostenere le eccellenze artigianali che abbiamo e che rischiano di scomparire e, infine, la necessità di valorizzare e rendere più bella e affascinante ogni donna che indossi i miei abiti.”

Tra i capi che produci ci sono i tuoi foulard. Qual è il valore che dai a questo accessorio molto speciale? “Il foulard è un accessorio a cui sono molto legato, e che non manca mai nelle mie collezioni. Mi ricorda quando da bambino aiutavo mia madre, che ne possiede un’ampia collezione, ad abbinarlo ai suoi look. Lei non esce mai di casa senza un foulard, abbinato alla borsa e alle scarpe. È un accessorio facile e prezioso, che può dare carattere anche all’outfit più semplice, e può essere divertente, colorato, chiassoso, indossato in mille modi. I miei foulard sono tutti illustrati da me con soggetti differenti, dai mazzi di fiori, agli interni, alle immagini da cartolina con gli elementi più iconici di Venezia.”

Venezia. La tua città. Quanto è protagonista dei tuoi lavori? “Venezia è centrale, sia come luogo – la produzione si sviluppa infatti nelle zone limitrofe alla laguna, eccezionali per la qualità dei materiali e la sapienza nel trasformarli in oggetti – che come idea. Città da sempre aperta a tutti e a tutto, luogo di approdo di persone e influenze provenienti da tutto il mondo, capace di assorbire elementi estranei e farli propri. Città decadente ma al contempo estremamente viva grazie al fervore culturale della Biennale, della Mostra d’Arte Cinematografica e a tutti gli eventi che la trasformano in un polo culturale sempre attivo. La mia dichiarazione d’amore e appartenenza a Venezia si ritrova sin dal logo, che prende in prestito il linguaggio grafico dei “nizioeti”, le indicazioni stradali veneziane, cucite ai muri della città come le raffinate etichette di un vestito di pregio.”

Chi è il borghese degli anni ’20 del nuovo millennio e perché il suo esistere si divide tra erotismo e noia? Mi riferisco, ovviamente, al nome con cui hai intitolato la collezione primavera-estate 2020? “È una donna elegante, a cui piace prendersi cura di sé. Una moderna Silvana Mangano (penso a Teorema di Pasolini o a Gruppo di Famiglia in un interno di Visconti, film fondamentali nella costruzione della mia estetica), che si diverte a reinterpretare i codici dell’abbigliamento tradizionale con qualche sottile trasgressione. Ecco, ad esempio, che gli abiti da sera hanno profondi spacchi chiusi da maliziosi bottoncini, che possono essere aperti o chiusi con un gioco di seduzione più o meno velata.”

”Magnifica illusione” è invece il titolo dell’invernale. A cosa ti sei ispirato? “Il titolo è nato leggendo un saggio sul concetto di glamour. La parola glamour in origine si riferiva a una sorta di incantesimo, un atto stregonesco che dà sostanza a un desiderio ancora inconscio o inespresso, ma improvvisamente bruciante, che rende visibile e desiderabile qualcosa che non lo sarebbe. È qualcosa che ammalia, incuriosisce, ma rimane misterioso. Attraverso gli abiti, gli accessori, il trucco, tutti noi possiamo trasformarci in qualcosa di unico, magnifico.”

Se dico Fortuny, cosa rispondi? “Fortuny per me vuol dire “casa” per due motivi. Il primo è che Palazzo Fortuny è in assoluto il mio palazzo di Venezia preferito, la mia casa dei sogni, impregnata com’è di quell’estetica eccentrica e decadente, opulenta e misteriosa. Il secondo perché nella casa di famiglia le tende, i paralumi, sono di tessuti Fortuny, quindi sin da piccolo ho imparato ad apprezzare il valore di questi tessuti straordinariamente decorati a mano.”

Parliamo di made in Italy. Al di là della situazione eccezionale che sta affrontando il nostro paese, qual è il suo stato di salute negli ultimi anni? “A mio avviso negli ultimi due-tre anni la moda italiana sta ricominciando a far sentire forte la sua voce, si sta dando uno spazio maggiore ai giovani designer, anche se la strada è ancora lunga. Purtroppo gli Italiani tendono ancora a vedere la moda come un’industria frivola, non c’è la percezione del suo valore culturale, come per esempio hanno i francesi, e nemmeno dell’importanza che essa ha effettivamente per l’economia del nostro paese. E questo lo si nota quando pensiamo che in Italia non esista un vero e proprio museo dedicato alla Moda, che abbia la risonanza internazionale che hanno le varie sezioni dedicate a moda costume del Met, del V&A, del MoMu di Anversa o del Museo Galliera, tanto per citarne alcuni.”

Perché un brand emergente come il tuo è un valore aggiunto del guardaroba? “Perché reinterpreta i codici di bellezza e di qualità tipici dell’alta moda più classica, con uno sguardo rivolto alle esigenze di una donna di oggi, attraverso abiti senza tempo dall’indubbia qualità dei materiali, che possono occupare il vostro guardaroba per molti anni senza mai risultare démodé.”

Infine, un pensiero per la moda contemporanea. “Mi auguro che la moda contemporanea rivaluti l’importanza del tempo, della qualità e della bellezza, che negli ultimi anni si sono persi per rincorrere una società digitale che ha fame di idee sempre nuove e spettacolari, che vengono consumate e dimenticate in pochi minuti.”

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