Intervista a Mario Costantino Triolo e Virginia Severini | dal sogno al progetto

on Giugno 3, 2020 by Giulia Fucile Leave your thoughts

Il mondo é pieno di belle idee. Ci ispirano, illuminano, coinvolgono e a volte addirittura travolgono. Tutte le volte che ne arriva una viviamo un momento prezioso, magico direi: il momento della possibilità. Perché non basta avere una bella idea. Coltivarla, nutrirla, realizzarla…é lì che viene fuori la verità. È li che si scopre se l’idea può con impegno e volontà trasformarsi in qualcosa, in realtà. In un’intervista esclusiva i due fashion designer Mario Costantino Triolo e Virginia Severini ci raccontano la loro sfida contemporanea: trasformare il sogno, l’idea, in progetto, rendendolo quindi realizzabile e realizzato. Nella loro professionalità e personalità, il coraggio di cogliere ed accogliere l’idea. É proprio da questa impresa, da questa volontà, da questa grande sfida che inizia un’intervista viva di parole e riflessioni. Con due talenti che di sogni da indossare ne realizzano tanti e tutti speciali.

Le vostre creazioni nascono da un processo creativo e produttivo lungo e laborioso dove l’artigianato e la sartorialità sono elementi imprescindibili. Riuscire a far indossare un’idea, trasformare un bozzetto in un capo o in accessorio finito è…complicato!

Mario Costantino Triolo: “Il bozzetto possiamo dire che rappresenta solo l’1% dell’interno lavoro. Sapere cosa si sta facendo è già molto importante in quanto il restante 99% sarà fatto da prove, dalla lettura di quel bozzetto, dalla difficoltà di trovare soluzioni, dai costi da abbattere, da tante fasi. Lo stilista deve saper leggere il tempo in cui si trova, restando fedele al proprio dna ma è importante avere una lettura del tempo in cui si vive. Conoscere la tecnica ti da la possibilità di abbattere dei processi produttivi prima lasciati ad altri: il saper fare, il savoir-faire, va tutelato, è preziosissimo. Tutto ciò che ho imparato l’ho appreso sul campo, ho fatto solo un breve percorso formativo, sono un autodidatta: grazie alla tecnica in questo periodo sono riuscito a realizzare prototipi e quindi non mettere solo l’idea su carta ma dare forma a capi che già esistono, vanno messi un po’ a punto, non mi sostituisco al lavoro della prototipista ma so parlare la sua lingua”.

Virginia Severini: “Dal bozzetto alla realizzazione… sì è davvero difficile. L’esecuzione è la parte più difficile e per quanto riguarda il made in Italy la produzione è davvero un lusso, i costi sono altissimi ma il prodotto è eccellente. Il processo per realizzare e concretizzare il famoso bozzetto è lungo: devi insistere sull’idea e sulla sua realizzazione, trovare qualcuno disposto a realizzarla e trovare qualcuno che vada oltre, affrontando i problemi della realizzazione stessa. Per esempio quando ho deciso di creare la Love Letter non è stato affatto semplice ma un espertissimo artigiano orafo mi ha aiutata, ha sostenuto la mia idea anche se ero all’inizio: è proprio qui che risiede il genio italiano, riuscire a trovare la seconda via per arrivare al dunque. La ricerca di materiali alternativi come il legno o l’ottone, le lavorazioni come l’intaglio, l’artigianalitá dei maestri che rendono la borsa ideata realtà…il processo dura mesi, è molto laborioso“.

Far funzionare tutta la macchina richiede una costanza e un impegno non indifferente. Dovete confrontarvi quotidianamente con moltissime attività diverse e intense…

Mario Costantino Triolo: “Lo stilista è un regista: per portare a termine il progetto entrano in campo mansioni, manifatture e aziende diverse. Noi piccoli sognatori pensiamo, facciamo, seguiamo fino al cliente finale il capo. Sviluppiamo tutto ed e questo il vero made in Italy”.

Virginia Severini: “Ricordo che all’inizio andavo in giro con la mia macchina, bussando alle porte dei vari artigiani. Nei garage, in piccoli laboratori dove esiste ancora la vera artigianalitá italiana e dove è custodita una tradizione preziosissima. Non abbiamo con i nostri brand una filiera produttiva pari a un grande marchio ma permettiamo a queste realtà di sopravvivere e magari queste ne fanno sopravvivere altre: anche questa è sostenibilità. Riusciamo ad adattarci, abbiamo una grande capacità di adattamento, una forte propensione verso il cambiamento: il sogno cambia, cresce, mutano gli obiettivi. Tutto questo è faticoso ma al contempo stimolante; sono necessari disciplina, forza di volontà e tanto lavoro”.

Il concetto di esclusività è cucito nei tuoi capi Mario e custodito nelle tue borse Virginia: si può superare il retaggio, l’assonanza di lusso come omologazione? Nel caso delle borse il logo e l’esibizione di questo è ancora predominante?

Virginia Severini: “Non esiste un lusso senza esclusività! Il pezzo unico, curato nel design e nella qualità, è un oggetto senza tempo fatto per durare più di una stagione, a volte più di una vita intera, si tramanda. Rispetto a qualche anno fa c’è una maggiore apertura, molte donne ricercano l’accessorio per distinguersi e non per omologarsi. Non hanno bisogno di uno status symbol, della rassicurazione del logo, vanno oltre, verso l’unicità”.

Mario Costantino Triolo: “C’è un forte ritorno alla bottega, in modo moderno. Le creazioni sartoriali superano il concetto di stagionalità di cui stilisti di noti brand hanno parlato molto in questi giorni. Ora è un must, ma noi piccoli abbiamo da sempre portato avanti ciò, contenendo così anche gli onerosi costi delle collezioni.”

É vero. I brand emergenti o di nicchia portano avanti da molti anni il tema del no season e spesso del pezzo unico. Noi abbracciamo da tempo questa teoria, amica di una moda che riduce gli sprechi, sostiene i designer e guarda nella direzione dell’esclusività. Sulla scia di questa riflessione allora vi chiedo… cosa non può proprio mancare in una vostra creazione?

Mario Costantino Triolo: “I miei abiti hanno una storia, tra le pieghe dei miei abiti si legge una storia: mi piace inventare e raccontare dei personaggi, non progettare semplicemente un capo fine a se stesso. La mia ultima collezione, Grace, per esempio si ispira a due donne molto diverse tra loro, contraddistinte da una propria caratterizzante personalità. L’animo forte, rock, di Grace Jones e il fascino romantico di Grace Kelly. Due donne che convivono nella collezione. Nelle mie creazioni non manca mai il glamour, lo scintillio, la femminilità di abiti sensuali ma romantici, sartoriali”.

Virginia Severini: “Cosa non manca mai nella borsa di ogni donna? Le chiavi di case ovviamente! E nelle mie… Beh, penso che la borsa sia un accessorio speciale: deve stare con te a lungo, quindi farti sentire a tuo agio ma allo stesso tempo essere particolare, rendere esclusivo anche il look più semplice”.

Da sempre la moda assorbe, assimila e reinterpreta tutto ciò che viviamo. È espressione, è messaggio, a volte è dichiarazione. Come si rifletterà questo momento su di lei?

Virginia Severini: “Ciò che indossiamo porta un messaggio, è un modo per esprimersi. Credo che questo momento porterà alla realizzazione di capi e accessori portabili. Io per esempio sto lavorando ad una borsa pensata per essere indossata tutti i giorni, easy, riscoprendo l’intreccio”.

Mario Costantino Triolo: “Un abito, una borsa, un accessorio sono delle vere armature. Quando ci sentiamo bene dentro di loro, nei nostri vestiti, siamo più sicuri e gli altri lo percepiscono. Questo periodo per quanto difficile e delicato, è stato anche un’opportunità: ho perfezionato la mia tecnica, creando prototipi e corsetteria.”

Pensate che si possa arrivare a costruire e definire il made in Italy come un’unica rete, una solida community?

Virginia Severini: “Una rete unica è molto difficile ma in generale ho stretto nel tempo relazioni, collaborazioni e contatti con altri designer con cui sono stata solidale e loro lo sono stati con me. Ho per esempio collaborato con Caterina Moro. L’unione fa la forza, non è un semplice detto ma la realtà.”

Mario Costantino Triolo: “É difficile mettere insieme tante persone, teste e competenze e quindi formare una rete unica ma sicuramente il made in Italy lega molti artigiani, brand e piccoli sognatori, è un sottobosco prezioso. È il genio creativo, l’ingegno di progettare e trovare già nuove soluzioni”.

Un messaggio per i nostri lettori?

Virginia Severini: “Facciamo che questo periodo, momento sia un vero Rinascimento. Credete nei piccoli brand di qualità, siate più consapevoli nei vostri acquisti, scegliete il valore del made in Italy”.

Mario Costantino Triolo: “L’Italia è nata sulle botteghe, lì in quei laboratori vivi di arte, sacrificio, ingegno. Potrai trovare qualcosa di davvero unico e riconoscerne il giusto e vero valore”.

Nelle loro parole la volontà, nei loro occhi la passione, nelle loro creazioni la conoscenza ed il sogno divenuto realtà. Grazie a Mario Costantino Triolo e Virginia Severini per essere stati protagonisti di questa esclusiva intervista.

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