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Mario Costantino Triolo | intervista allo stilista artigiano

Mario Costantino Triolo, ricami preziosi, linee sartoriali e lo scintillio di una moda in continua evoluzione. Sono passati ormai due anni dal nostro primo incontro, dalla nostra prima chiacchierata al White di Milano ma Mario Costantino Triolo e la sua cifra stilistica non smettono mai di stupirci. Lo abbiamo seguito nel corso del tempo, applaudito le sue creazioni e apprezzato il suo talento, risultato di una grinta fatta di studio, passione, voglia di fare. Attualmente Art Director per il brand SoSud, Mario Costantino Triolo ha confermato ancora una volta la sua bravura, cucendo vestiti e tessendo sogni. Sogni di donna. Dopo la sua ultima sfilata, debutto ad Altaroma con l’evento Creative District, lo abbiamo intervistato per scoprire qualcosa in più sulla sua vita.

Ciao Mario, parlare con te é sempre un gran piacere, raccontare la tua moda emozionante. Ma facciamo un salto nel tempo, a quando tutto é iniziato… É stata la moda a trovare te o viceversa? È stata mia nonna a trasmettermi questa grande passione. Venne a vivere con noi, cuciva in casa e notò la mia curiosità che ben presto saziò insegnandomi l’arte del cucito. L’insegnamento più grande che mi ha trasmesso è stato quello di realizzare un capo ancor prima di disegnarlo, solo così si impara a dialogare con una modellista, altrimenti i tuoi disegni saranno illeggibili. Me lo ripeteva in continuazione.

Come un grande salto, cosa ti ha spinto a trasformare la tua grande passione in una professione? Tanta volontà e tanta motivazione, queste sono le uniche armi per reagire alle delusioni, più ne ricevevo, più diventava una sfida, cadevo e mi rialzavo in continuazione. Ci ho messo anni prima di poter considerare la mia passione un lavoro, non ho mai mollato ed ho perseverato e rischiato. Non mi reputo arrivato da nessuna parte ma sicuramente posso affermare di aver raggiunto un grandissimo traguardo facendo coincidere la mia passione con il mio lavoro.

Creare, creare, creare…cos’è per te la creatività? Per me la creatività è libertà. Come una spugna assorbo ogni stimolo e trasformo odori, colori, emozioni in materia. Una creatività impulsiva che è poi obbligata a scontrarsi con la logica del mercato, troppo variegato e difficile da penetrare, fatto di continui mutamenti e di continue richieste che uccidono la creatività stessa. Definisco la creatività con un ossimoro, per me è una maledetta benedizione.

Natura, poesie, film, canzoni e colori… a cosa ti ispiri per le tue collezioni? Ogni sfumatura è fonte di ispirazione, siamo circondati da immensa bellezza, tutto mi emoziona. Mi affascina particolarmente la Storia, è divertente rileggere il passato e renderlo provocatorio.

Le tue muse? Devo per forza fare un salto nel passato.  In Italia considero che l’eleganza in senso assoluto sia stata rappresentata da Virna Lisi eleganza assoluta. Romy Schneider la mia icona di bellezza e fascino innato.

I ricami sono uno dei tuoi segni distintivi: come riesci a far convivere nello stesso capo l’arte di una tradizione così antica con forme assolutamente contemporanee? Il bello della creatività è che non conosce muri, non ha cornici e schemi, è bellissimo poter mixare su un abito epoche, stili e simbologie diverse. Una felpa può diventare un manifesto, una pagina di un libro di storia dell’arte, se ci ricami sopra con fili d’oro dei ghirigori barocchi, rubati dai palazzi nobiliari di Galatina.

Le colonne sonore del tuo stile o se preferisci i tuoi must have? Mi affascina l’idea di poter essere un giorno riconosciuto attraverso un mio capo iconico, così come per il rosso di Valentino o la maglia sailor di Jean Paul Gaultier, per citare due big. Istintivamente chiudo ogni collezione con una felpa, quasi fosse un modo per divertirmi, dopo lo stress accumulato nella progettazione. Per me la felpa è la tela di un pittore, con filo e ago, perle, pietre e rouches di tessuto, dipingo il mio mondo.

Si sa, noi donne siamo dolcemente complicate. Quali sono quelle che scelgono Mario Costantino Triolo e i suoi abiti? Qual è il tuo target di riferimento? Donne colte, che sanno riconoscere le lavorazioni, le finiture che utilizzo in un capo, che sanno apprezzare le pazienti lavorazioni manuali. Donne dall’allure glamour, che sanno interpretare gli abiti che indossano, consapevoli che l’abito può essere un arma o un armatura.

Noi ci siamo conosciuti al White Milano. Quanto sono importanti secondo te le fiere di settore per un giovane designer emergente? Sono molto importanti se lo scopo è promuovere il proprio, personale brand. Io, in questo momento, mi reputo fortunato avendo la possibilità di lavorare in un’ azienda seria che, credendo nei miei sogni, mi concede moltissima libertà creativa.

Studio, ricerca, un marchio tutto tuo… Cosa è per te il domani? Progetti futuri? Ho moltissimi sogni. Sosud Collection è uno di questi, far parte di una start-up è davvero entusiasmante ma è anche molto difficile, perseguire un comune obiettivo fa di noi un gruppo unito e affiatato. Curando molteplici aspetti riguardanti la crescita del brand ho acquisito maggiori competenze. Vivo giorno per giorno un’arricchimento personale, passo dopo passo si aprono nuove possibilità, penso a domani, e poi chissà…

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