Talk about | il fashion designer, tra creatività e imprenditoria

on Maggio 6, 2020 by Giulia Fucile Leave your thoughts

Fin da piccoli iniziano a chiederci cosa desideriamo fare “da grandi”. Astronauti, chimici, filosofi, fashion designer… Non tutti abbiamo le idee chiare. Anzi spesso cambiano nel tempo, variano insieme a noi. A volte è la stessa vita, sono le scelte che facciamo a condurci verso una professione, in quella direzione. Oppure no, ce l’abbiamo già cucito addosso il nostro futuro. Ce lo portiamo dentro finché non viene fuori, diventa presente. “Da piccola avevo già una passione innata per la moda. Svuotavo tutto l’armadio di mia mamma e immaginavo di avere un mio negozio”. Con le parole della fashion designer Ambra Castello inizia il nostro primo Talk about, un’intervista davvero speciale, che vede come protagoniste insieme a lei Chiara Quatrale, founder dell’omonimo brand di gioielli, e Chiara D’Ascanio ideatrice con Francesca Lucentini di Dalu Creative Lab, marchio di borse ovviamente made in Italy.

I ruoli si confondono in nome di un libero confronto. Un momento di incontro fatto di riflessioni e racconti che mettono al centro del discorso, del Talk about, la professione del fashion designer. Un lavoro che spesso coincide con uno stile di vita, che diventa la stessa vita. Che è fatto di costanza, perseveranza, predisposizione al rischio. Creative o imprenditrici? Entrambe, imprenditrici creative. Perché avere un brand è impegnativo, è compiere un’impresa.

Come Ambra, anche Chiara D’Ascanio ci rivela “la moda è stata con me sin da piccola, mi divertivo a travestire mio fratello per le mie sfilate immaginate. E poi sono cresciuta e ho scelto l’Accademia; ho sentito il bisogno di cucire, di toccare i tessuti, di allenare la manualità fino al viaggio in Spagna e al mio amore per i costumi teatrali”.

Ma ogni storia è unica, è a modo suo, proprio come quella di Chiara Quatrale: “Questo lavoro mi ha trovata e ho saputo accoglierlo, è arrivato nel momento in cui io ero pronta per affrontarlo e per portarlo avanti. Mi è sempre piaciuto osservare ma non da protagonista, piuttosto fuori dal coro. Amo fare ricerca; creare è una forma di espressività fortissima che mi permette di raccontare il mio immaginario.”

Tra assonanze e diversivi, tra modi di essere più o meno diversi, la conversazione prende una piega sempre più interessante, sempre più intima. Il ghiaccio ormai si è rotto, la distanza annullata.

La creatività è qualcosa di complesso. A volte quasi pericoloso. È la libertà di esprimersi in toto, è una miccia che ci mantiene vivi, ma che non si spegne mai. È un fermento, continuo. Che rapporto avete con la creatività? E come riuscite a convivere con il vostro lavoro da fashion designer?

Ambra Castello :“L’attività prende tutta la mia giornata, tutte le mie giornate. Lunedì, martedì, domenica… sono la stessa cosa. Appena mi sveglio il mio pensiero è già lì, fisso sul mio progetto e sul mio brand di abbigliamento. Se voglio staccare devo impormelo ma alla fine la mente ci torna sempre. Spesso ho tante idee e gestirle è importante perché devo occuparmi di tutto, sono necessarie delle priorità”.

Chiara Quatrale: “Ho un rapporto conflittuale con la creatività quasi urgente; mi ha salvata e le sono riconoscente. Mi da la possibilità di esprimermi e soprattutto di ricercare. È esplosiva, cerca sempre alto: finché non vedo e non sento che la forma è perfetta non mi do pace, indago tantissimo ma ho imparato anche a darmi qualche limite. La creatività deve incontrare la sintesi a un certo punto, sennò si rischia di essere dispersivi, di avere ottime idee senza focalizzarle. È un esercizio difficile”.

Chiara D’Ascanio: “Non sono sola, per me è più semplice. Siamo in due e Francesca è il mio opposto. In coppia siamo riuscite a trovare la nostra sintesi, il nostro equilibrio. Il processo creativo è un processo: è lungo, va elaborato ed ha la necessita di essere sintetizzato”.

Siamo figlie di una generazione che ha aumentato sempre di più il ritmo dei suoi passi, fino a diventare maratoneta. Sfidate o custodite il tempo? Realizzate oggetti artigianali che hanno bisogno proprio di tanto tempo. Aspettiamo un famoso telefono tutto l’anno ma pochi sono predisposti a fare lo stesso per un vestito, una borsa, un accessorio un gioiello…

Ambra Castello: “Il tempo e la costanza che ho dedicato al mio progetto, alla mia ricerca, alla lavorazione che utilizzo per le mie creazioni è ciò che mi ha fatto scegliere di lanciare un mio brand. Credo che dopo questo lockdown, ci sarà un cambiamento parziale o radicale: un ritorno al meno, ma meglio. Daremo importanza a ciò che acquistiamo. Fino ad oggi ci siamo scandalizzati di un prezzo alto, diffidando e chiedendosi il perché, ma nessuno ha mai fatto il ragionamento inverso, domandandosi perché un prodotto costi così poco”.

Chiara Quatrale: “L’atteggiamento in confronto del tempo è destinato a cambiare. Il tempo che per forza oggi abbiamo ci ha portato a riflettere e ci farà riflettere. Le cose che creiamo raccontano delle storie, devono avere un senso, devono maturare. Una grande qualità è sempre accompagnata da una grandissima cura ma anche da dubbi, dobbiamo fare la differenza. Ho avuto il tempo per rimettere in discussione alcuni aspetti, capire cosa voglio raccontare. Prima ci sentivano in questo vortice folle, di urgenza continua, di stare sempre sul pezzo… il tempo per me è pensiero. E c’è bisogno di pensare di più, di creare qualcosa di autentico. La fruizione veloce porta con se atteggiamenti poco spontanei. Ho scelto di non seguire i canonici ritmi imposti dalla moda e dalla stagionalità ma di aggiungere contenuti al mio contenitore”.

Chiara D’Ascanio: “Una creazione artigianale ha bisogno di tempo. Di molto tempo. Ed il tempo è lusso. Quello che facciamo è un lusso. Credo che le persone presto lo capiranno, arriveranno a percepire questo valore aggiunto.”

Quale task non manca mai nella vostra vita da fashion designer?

Ambra Castello: “Oltre a creare devo svolgere tutte le attività imprenditoriali del brand. Quindi non manca mai un controllo quotidiano e costante dell’email e la programmazione delle attività. Nel corso della giornata le cose cambiano, alcune urgenze e priorità anche. E’ necessario organizzare bene le cose, la gestione è importante”.

Chiara Quatrale: “Arricchire quotidianamente la mia cartella di immagini con tutto ciò che mi comunica una sensazione, trasmette qualcosa: lo trovo, lo lascio decantare e poi…di solito torna”.

Chiara D’Ascanio: “Sicuramente il ricamo, il contatto continuo della ricerca sensoriale oltre quella visiva. Una gestualità che va ripetuta, allenata sempre.”

Il talento non passa mai di moda. Da giovane fashion designer quale messaggio vuoi lanciare, far arrivare a chi ci legge?

Ambra Castello: “Prestare più attenzione. Dedicare più tempo a un prodotto come se fosse una persona, proprio quando si conosce una persona. È sempre sbagliato fermarsi all’apparenza, è necessario capire prima di giudicare. Lo stesso vale quando ci si imbatte in un prodotto, dobbiamo andare a fondo. E scegliere la moda non come forma di omologazione ma piuttosto di differenziazione: acquisto un prodotto, lo pago di più ma ce l’ho solo io”.

Chiara D’Ascanio: “Vorrei trasmettere al consumatore il lavoro e la cultura che sta dietro al prodotto. L’ago, il filo, i calli che non ci abbandonano mai. Tutta la cura che destiniamo alla borsa nel nostro caso, ai ricami fatti tutti a mano. Credo però che si stia sviluppando una controtendenza, una sensibilità soprattutto per quanto riguarda il tema della sostenibilità”

Chiara Quatrale: “Abbiamo avuto l’occasione di capire ciò che ci piace e non ci piace; siamo rimasti a tu per tu con noi stessi e con noi abbiamo fatto i conti. Credo che ci sarà una forte necessità di identità, di sentirsi unici e rappresentati. Partiamo da ciò che siamo, dal colore, dalla creazione, da quello che scegliamo per noi. Dal desiderio di differenziarsi per interiorità e non per moda, tendenza”.

Un primo Talk about che fa riflettere. Professioniste, voci, creative, imprenditrici, fashion designer. Persone che fanno della moda la Moda.

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