Talk About | genderless, la moda che racconta ciò che siamo

on 11 Luglio, 2020 by Giulia Fucile Leave your thoughts

Età, forme, ispirazioni, colori, generi. Tutto incluso, nessuno escluso. Seguendo una libertà espressiva senza diktat o imposizioni preconfezionate la moda si muove in una dimensione fluida. Dove le regole lasciano il posto alle personalità.

Con Elisabetta Viola, founder & designer del brand di borse Bgbl, e Camilla Carrara founder & designer del marchio di capospalla Zerobarracento esploriamo nel nostro Talk About il genderless e l’interpretazione dei capi e degli accessori a partire da se stessi, dalla propria individualità piuttosto che da canoni predefiniti.

Ma non solo. Ideatrici di due progetti eco sostenibili scopriamo insieme tra una domanda e l’altra la bellezza di uno stile che punta alla qualità, all’attenzione verso l’ambiente e alla esclusiva individualità.

Due grandi temi, sostenibilità e genderless. Cosa vi ha spinto a creare un brand basato su due principi contemporanei, ormai necessari, ma allo stesso tempi difficili da rispettare e perseguire nel tempo?

Camilla Carrara: “Zerobarracento trova nella sostenibilità e nello zero waste la sua origine. La ricerca e lo studio di processi che portano alla creazione del capo in ottica di zero sprechi, ci hanno portato a scegliere la tecnica dello zero waste e l’utilizzo di materiali con minimo impatto ambientale. Nasciamo come brand femminile ma nel tempo ci siamo resi conto che i nostri capispalla piacevano anche all’uomo; così abbiamo iniziato a studiare chiusure adatte da renderli facilmente indossabili da tutti”.

Elisabetta Viola: “Quando un concetto, un pensiero fa parte della tua esperienza lo fai tuo e diventa una reazione spontanea quando crei: spesso mi sono sentita molto più sexy con un capo da uomo che con uno da donna. Da piccola ero un disastro, un vero vulcano e mia madre per questo mi vestiva da maschio quasi a rispecchiare l’aspettativa, il mio atteggiamento. Il genderless ti da la possibilità di sentirti in un certo modo in un determinato momento, ti da la possibilità di cambiare. In merito all’eco sostenibilità parto da una riflessione: siamo stati la prima generazione a fare la raccolta differenziata, a cambiare pertanto le abitudini; abbiamo quindi abbracciato la voglia di veicolare un messaggio e sostenere un cambiamento necessario”.

Si parla e sparla di sostenibilità. A volte purtroppo è solo uno specchietto per allodole. Come può un consumatore finale riconoscere un buon prodotto eco sostenibile?

Elisabetta Viola: “La sostenibilità ha più significati e più sfaccettature, dovremmo definirne uno per mettere delle regole. Ci si può però identificare in una caratteristica che il prodotto comunica: per Bgbl per esempio un tratto essenziale è l’upcycling, ovvero dare una nuova vita a ciò che non ha più una funzione primaria e verrebbe buttato, finendo al macero con relativi costi di smaltimento. Ma la sostenibilità può anche essere il sostegno di attività che valorizzano l’artigianato italiano con salari adeguati alla prestazione dei lavoratori o la scelta di materie prime locali che non apportino spostamenti e valorizzino il luogo d’origine. Bgbl sostiene per esempio le squadre di basket del nostro territorio prelevando i vecchi palloni, protagonisti delle nostre creazioni, e regalandogliene di nuovi. Con tutta la sovra informazione per il consumatore finale non è facile fare distinzioni: noi per esempio vorremmo arrivare attraverso il blockchain a tracciare il prodotto.”

Camilla Carrara: “Chiedere, essere curiosi, investigare. Tutti i brand dichiarano qualcosa ma anche il consumatore dovrebbe avere un ruolo più attivo: un tempo c’era una più diffusa cultura del prodotto e della qualità. Come diceva Elisabetta, ognuno ha la sua versione di sostenibilità; noi facciamo zero waste loro upcycling, non ci sono bollini, il consumatore dovrebbe chiedere ed informarsi di fronte ad un’etichetta eco sostenibile”.

Quale significato date al Made in Italy?

Camilla Carrara: “Conoscenza distrettuale, il concetto i qualità nella filiera, insomma noi abbiamo tutto: dal filo, al tessuto, al manufacturing, al buon design… é davvero un’occasione di trasparenza e qualità. È un racconto di conoscenza e know how da preservare come valore inestimabile e portare avanti.”

Elisabetta Viola: “Siamo figli di ciò che c’era prima e tutto questo tesoro dovremmo valorizzarlo. Il made in Italy è infatti anche la capacità di mettere in risalto questo tessuto artigianale che ci caratterizza. Ovvio che dovremmo fare uno sforzo in più per renderlo maggiormente competitivo e per sviluppare maggiori sinergie così che il know how venga anche più velocemente trasmesso. Il made in Italy è anche bellezza, poesia, savoir-faire”.

Entrambe progettate e realizzate prodotti che parlano sia ad una lei che ad un lui. Come può lo stesso capo comunicare una sensualità sia maschile che femminile? Ci sarà spazio per una nuova sensualità?

Elisabetta Viola: “Quando scelgo un prodotto uomo o donna vorrei identificarmi in qualcosa: oltre alla storia che il prodotto racconta é importante riconoscersi in questo. Nelle mie borse ho deciso di unire la sinuosità delle linee molto morbide nel disegno, quindi femminili, al pallone da basket che è molto caratterizzante e rappresenta la fatica, il sudore, la vittoria, la determinazione legandosi nell’immaginario a un background più maschile. Il secchiello per esempio cambia tantissimo in base a chi lo indossa e interpreta. La sensualità quindi per me è legata anche alla contrapposizione, alla decostruzione che interrompe un meccanismo per crearne altri. Questi due opposti hanno legato, la sensualità è legata per me anche alla contrapposizione che leghiamo a un prodotto, la sensualità di decostruire interrompere questo meccanismo per crearne di altri“.

Camilla Carrara: “Per esprimere sensualità avete il coraggio di esprimere una nuova sensualità. Siamo individui e con i capi esprimiamo la nostra unicità. Prodotti nascono 2d e poi diventano 3d interpretati dalla personalità che li indossa creo delle forme che diventano uniche sul corpo stesso non impongo un canone unico di estetica e bellezza non ci sono più generi o taglie giuste ognuno vuole essere quello che è.”

Ha ancora senso il concetto di lusso? Come lo intendete?

Camilla Carrara: “Il lusso per me è la possibilità di appagare i propri bisogni più intimi. Ognuno ha il suo concetto di lusso può essere avere più tempo da condividere con chi conta, indossate una camicia con un materiale speciale, il maglione della nonna per sentirsi proteggi. L’importante è definire il proprio lusso.”

Elisabetta Viola: “Ho coniato la mia idea di lusso tre anni fa in India durante una vacanza, sono stata lì un mese e ho capito cosa fosse per me. La possibilità di scegliere, di poter essere per esempio in un contesto che mi riportasse in una dimensione di casa. A nuova Delhi in un turbinio di emozioni forti e immagini forti il mio lusso era poter ritornare a una dimensione di casa. Non è una cosa standard ma avere un sentito. La possibilità di scelta.”

Un messaggio da lanciare come giovani designer ai nostri lettori?

Elisabetta Viola: “Ritornare alle origini e alla semplicità. Scegliere cosa indossare, cosa ci fa stare bene e riconoscersi nelle proprie scelte. Preferire la qualità ed il valore nei rapporti, in ciò che facciamo, in quello che acquistiamo. Essere coerenti. La semplicità è una parola usata a volte troppo spesso ma va costruita e avvalorata nel tempo.”

Camilla Carrara: “Autenticità ed individualità. Sono questi i valori da perseguire con forza e coraggio; sceglierà qualcosa che ci caratterizzi, che ci faccia essere coerenti con i valori nelle scelte come in ciò che facciamo“.

Vestite ogni giorno nei vostri panni, scegliete ogni giorno voi stessi. Grazie a Camilla Carrara e Elisabetta Viola per essere state con noi in questo Talk About dedicato al genderless e alla sostenibilità.

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