Turbanti contemporanei | dagli anni ’20 ai nostri giorni

on Aprile 8, 2020 by Ilaria Introzzi Leave your thoughts

Religione e moda, sacro e profano. I turbanti contemporanei, prima di essere tali, attraversano millenni, persone e continenti. L’accessorio, molto in voga oggi, indossato dalle fashioniste più cool e prodotto da moltissime aziende, tra le quali figurano dei brand emergenti di spicco, nasce infatti in India. Grazie ai sikh, i quali lo introducono come elemento fisso della loro veste religiosa.

In tessuto color rosso, arancione o blu – a seconda dell’anzianità all’interno della congregazione – il turbante viene avvolto intorno alla testa e issato poco sopra la fronte. Un’immagine decisamente attuale, ed è pazzesco se si pensa che il culto monoteista dello Sikhismo è nato nel XV secolo.
Di lì a poco, circa un secolo dopo, anche grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto, il culto di questo copricapo giunge in Europa: nascono così i prototipi occidentali di quelli che oggi definiamo turbanti contemporanei. Giunge grazie ai turchi, i quali usavano chiamarlo tublent, da dubland, in persiano.

A livello estetico poco cambia, tuttavia è il soggetto a indossarlo che risulta inedito: la donna. Se infatti nei mondi da Mille e Una Notte è l’uomo a utilizzarlo – come si è visto soprattutto per motivi religiosi ma anche, visto il clima, per proteggersi dal caldo – in Occidente colpisce il senso del gusto femminile. Non è un caso, infatti, che oggi i brand di moda che realizzano questi particolari copricapi si rivolgano quasi esclusivamente a un pubblico di donne.

Con l’arrivo del Novecento l’intero mondo della mode femme viene rivoluzionato. E questo con l’arrivo di due figure: Coco Chanel e Paul Poiret. Entrambi gli stilisti liberano le donne da corpetti e gonne ingombranti. La silhouette si affina e… il capo si copre con dei turbanti lussuosissimi. Poiret, inoltre, studia in modo approfondito i tessuti, le trame e le stampe tipiche in oriente e le modernizza secondo il gusto nostrano.

Essendo il mondo dell’abbigliamento un’interpretazione di ciò che avviene al di fuori di esso, è comprensibile la scelta di Chanel e Poiret di cambiare il modo di vestirsi e di introdurre elementi appartenenti a paesi esotici, soprattutto quando è possibile assaggiarne i costumi nelle propria città, Parigi. Nel 1909, infatti, arrivano i Balletts Russes e portano in scena le vicende di Sherazade o di Le Dieu Blue. È facile capire come la moda francese sia sedotta da quegli abiti, dalle stoffe e da quel je ne sais quoi che li rende così attraenti.

Gli anni Duemila danno nuova vita a questo splendido accessorio. Nascono, a tutti gli effetti i turbanti contemporanei. I brand che li reinterpretano sono molti ma alcuni spiccano più di altri. E sono tutti made in Italy. Mhudi, dalla sede di Parma, concepisce turbanti caratterizzati da maestria artigianale e per uno stile raffinato e carismatico. Francesca Passeri, fondatrice del brand nel 2013, sperimenta con tessuti, ad esempio agli africani batik, giunti a noi negli anni ’60. I suoi copricapi sono unici e pensati per le donne che vogliono distinguersi con eleganza.

Dal Giappone alla Toscana, il designer Yojiro Kake crea la sua eponima casa di moda nel 2016. Oltre a una linea di abbigliamento, realizza diversi accessori tra cui i turbanti, ai quali dà una sua personalissima interpretazione. Realizzati con seta italiana, a livello formale si ispirano all’origami e sono cuciti a mano. Un modo del tutto intimo di dare vita al turbante, un elemento del guardaroba divenuto internazionale.

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